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  • Riportiamo Amadou a casa
    Riportiamo Amadou a casa

    https://buonacausa.org/cause/riportiamo-amadou-a-casa

    Il 5 aprile 2020 il team di Medu (Medici per i Diritti Umani) che opera nella Piana di Gioia Tauro riceve una telefonata. A chiamare è P., un bracciante che lavora nella Piana di Gioia Tauro. La telefonata è confusa.

    P. racconta che un suo amico è stato ripetutamente colpito alla testa e ha perso conoscenza.

    L’amico si chiama Amadou e viene portato al vicino ospedale di Polistena, ma le sue condizioni appaiono gravissime sin da subito e viene trasferito d'urgenza all'ospedale di Reggio Calabria.

    Tutto questo avviene una domenica pomeriggio, durante il lockdown. Due giorni dopo, il 7 aprile 2020, l’ospedale comunica che Amadou non ce l’ha fatta: è morto.

    CHI ERA AMADOU?

    Amadou Traore aveva 31 anni. Era arrivato in Italia 4 anni fa. Viveva in un ghetto nelle campagne del comune di Taurianova (RC) e lavorava in condizioni disumane per aiutare economicamente i familiari: uno dei tanti braccianti sfruttati di cui non si parla mai abbastanza.

    Adesso Amadou ha smesso di sostenere la sua famiglia, il suo aiuto non c’è più, è morto, tragicamente, in modo efferato, Amadou è morto di ghetto!

    https://www.ilreggino.it/featured/2020/04/08/taurianova-morto-il-ragazzo-maliano-aggredito-in-contrada-russo/

    Da quel momento inizia una procedura lunghissima e complicatissima per cercare di riportare il corpo di Amadou a casa, in Mali.

    Il lockdown ha dilatato notevolmente le tempistiche e ha aggravato le difficoltà che, per un’operazione di questo tipo, normalmente sono quasi insormontabili.

    A tal proposito, desideriamo ringraziare l'Amministrazione Comunale di Reggio Calabria per il supporto fondamentale che ci ha fornito per conservare il corpo di Amadou nell'attesa del suo rientro a casa, che dovrà avvenire entro il 31 agosto 2020.

    COSA POSSIAMO FARE?

    La sua famiglia non può permettersi di sostenere i costi per il rimpatrio salma.

    Possiamo scegliere di voltarci dall’altra parte oppure attivarci per far tornare Amadou a casa.

    Dare una degna sepoltura ad Amadou e consentire alla sua famiglia di accoglierlo e di piangerlo è il minimo che ci sentiamo di fare.

    Per il rimpatrio della salma in Mali, che dovrà avvenire entro la fine di agosto, saranno necessari 4.500 euro:

    • 2.000 € per la ditta di pompe funebri

    • 2.500 € per viaggio in Mali.

    Noi faremo la nostra parte ovviamente, ma da soli non ce la potremo fare, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per riportare Amadou a casa.

    Anche una piccola donazione può fare la differenza, ma bisogna essere rapidi, perché il tempo a disposizione non è molto.

    Se le donazioni supereranno la somma preventivata per il rimpatrio, l’ammontare eccedente verrà inviato alla famiglia.

    Pubblicheremo la rendicontazione trasparente di tutte le spese sostenute.

    GRAZIE per quello che potrai fare.

    Questo appello è lanciato da:

    SOS Rosarno, Medici per i Diritti Umani, Csc Nuvola Rossa e Co.S.Mi. (Comitato Solidarietà Migranti), Mediterranean Hope, ARCI Reggio Calabria.

    Lunedì, 03 Agosto 2020 07:08
  • Info e Ordini

    Per informazioni e comunicazioni varie scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Per ordini scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

    Lunedì, 20 Aprile 2020 18:24
  • Sui fatti di oggi alla tendopoli della zona industriale di San Ferdinando e in risposta al vicepresidente della Regione Calabria
    San Ferdinando (RC), 1 Aprile 2020,
    Apprendiamo dalla stampa le nuove dichiarazioni del Vicepresidente della Regione Calabria Nino Spirlì che ritiene “Inaccettabile che i migranti rifiutino i pasti con la violenza. Ora i calabresi”.
    Le associazioni Medici per i Diritti Umani, Mediterranean Hope - programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), SOS Rosarno, Sanità di Frontiera, Csc Nuvola Rossa e Co.S.Mi. (Comitato Solidarietà Migranti), Hospitality School che operano nella Piana di Gioia Tauro, ritengono che ad essere inaccettabili siano in primo luogo le drammatiche condizioni abitative e di sfruttamento lavorativo a cui sono costretti da più di dieci anni i braccianti agricoli della Piana. È opportuno ricordare che i destinatari delle dichiarazioni del Vicepresidente della Regione Calabria sono dei lavoratori di norma sfruttati (si veda...inserire link ultimo report) e che a causa dell’attuale emergenza si vedono negata la possibilità di recarsi sul luogo di lavoro poiché sprovvisti di un regolare contratto. Non stupisce dunque che per queste persone l’ennesima proposta assistenzialista abbia rappresentato la classica “goccia che fa traboccare il vaso”.
     
    Mercoledì, 01 Aprile 2020 18:10 Leggi tutto...
  • Non potete fermare il vento!

    Infame: si dice di persona che, per aver compiuto azioni particolarmente turpi e spregevoli, si è resa indegna della pubblica stima (Enciclopedia Treccani).

    E non ci viene altro termine per definire il gesto che è stato commesso ai danni della famiglia di Michele Conia.  

    Ecco perché oggi, dopo il gesto, appunto, infame, siamo a Cinquefrondi.

    Siamo qua non solo per lui e per la sua famiglia tutta, che stringiamo a noi in un abbraccio affettuoso, forte e solidale.

    Siamo qua per Cinquefrondi tutta, per i paesani di Cinquefrondi, per le strade, le piazze e le mura di Cinquefrondi, siamo qua per il cielo e i boschi di Cinquefrondi. Siamo qua insieme a tutte quelle donne e quegli uomini che insieme a Michele hanno fatto di Cinquefrondi un posto semplicemente migliore.

    A voi che, approfittando delle tenebre, avete commesso questo gesto vile e vigliacco diciamo che non potete fermare il vento: gli fate solo perdere tempo!”

    Sos Rosarno

    Domenica, 09 Dicembre 2018 16:13
  • ODIO, DISPERAZIONE, MORTE!

    Suruwa Jaiteh è morto, viva Suruwa Jaiteh! Sì, perché un ragazzo nel fiore degli anni aveva tutto il diritto di vivere la sua vita che, invece, è stata spezzata dal clima di odio e di tensione ultimamente aumentati a dismisura.

    Ecco la realtà, purtroppo, raffigurata dagli scheletri anneriti dei tuguri di lamiere immersi nella fanghiglia e nell’immondizia e, quel che è atroce e irreparabile, dal corpo carbonizzato di Suruwa.

    Mercoledì, 05 Dicembre 2018 13:23 Leggi tutto...
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