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  • Non potete fermare il vento!

    Infame: si dice di persona che, per aver compiuto azioni particolarmente turpi e spregevoli, si è resa indegna della pubblica stima (Enciclopedia Treccani).

    E non ci viene altro termine per definire il gesto che è stato commesso ai danni della famiglia di Michele Conia.  

    Ecco perché oggi, dopo il gesto, appunto, infame, siamo a Cinquefrondi.

    Siamo qua non solo per lui e per la sua famiglia tutta, che stringiamo a noi in un abbraccio affettuoso, forte e solidale.

    Siamo qua per Cinquefrondi tutta, per i paesani di Cinquefrondi, per le strade, le piazze e le mura di Cinquefrondi, siamo qua per il cielo e i boschi di Cinquefrondi. Siamo qua insieme a tutte quelle donne e quegli uomini che insieme a Michele hanno fatto di Cinquefrondi un posto semplicemente migliore.

    A voi che, approfittando delle tenebre, avete commesso questo gesto vile e vigliacco diciamo che non potete fermare il vento: gli fate solo perdere tempo!”

    Sos Rosarno

    Domenica, 09 Dicembre 2018 16:13
  • ODIO, DISPERAZIONE, MORTE!

    Suruwa Jaiteh è morto, viva Suruwa Jaiteh! Sì, perché un ragazzo nel fiore degli anni aveva tutto il diritto di vivere la sua vita che, invece, è stata spezzata dal clima di odio e di tensione ultimamente aumentati a dismisura.

    Ecco la realtà, purtroppo, raffigurata dagli scheletri anneriti dei tuguri di lamiere immersi nella fanghiglia e nell’immondizia e, quel che è atroce e irreparabile, dal corpo carbonizzato di Suruwa.

    Mercoledì, 05 Dicembre 2018 13:23 Leggi tutto...
  • Nuovo listino stagione 2018/2019

    Care e cari,

    come sapete la comunicazione non è il nostro forte...

    Abbiamo qualche problema a caricare il listino aggiornato sul sito.

    In attesa di renderlo scaricabile anche dal sito, vi preghiamo di richiedere il listino tramite mail, scrivendo a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e vi manderemo il file excel come allegato.

    Grazie di cuore dall'allegra combriccola di Sos Rosarno

    Lunedì, 22 Ottobre 2018 09:47
  • LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI INTERNI

    LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI INTERNI

    Gentile ministro, sicuramente i suoi collaboratori e, magari, anche quei calabresi con cui, prima delle elezioni, ha stipulato accordi politici che si sono rivelati vincenti, visto che in Calabria è stato eletto, le avranno fornito informazioni sul territorio che oggi si appresta a visitare.

    Tuttavia, seppur non richieste, anche noi desideriamo fornire a lei e all’opinione pubblica alcune informazioni sulla terra in cui viviamo.

    Rosarno un tempo era soprannominata “ A Merichicchia”, la piccola America, tanto era ricca. Ricchezza che ne ha fatto luogo di immigrazione, prima di italiani che si trasferirono qua perché qua c’era lavoro, anche dal ricco nord, poi dal Maghreb, dalla Polonia e, in tempi più recenti, dall’Africa Sub-Sahariana e dai paesi dell’Est Europa.

    Parliamo del periodo successivo alle lotte contadine e alla riforma agraria, un tempo in cui tutta l’economia della Piana ruotava intorno alle clementine e alle arance che si vendevano bene e che facevano sì che “con un pezzo di giardino si campassero dignitosamente le famiglie”, si mandassero i figli all’università e ci si costruisse la casa.

    Poi l’affermarsi delle monocolture, un lento declino e una crisi del comparto agrumicolo sempre più feroce, complici da una parte i meccanismi infernali e del “libero mercato” e l’imposizione delle monocolture, dall’altro la mano opprimente della ndrangheta che ha di fatto stroncato la libera concorrenza e avviato la lunga stagione delle truffe all’Unione Europea (le famose arance di cartone).

    Venendo ad oggi, siamo abbastanza certi che lungo il tragitto che la porterà alla tendopoli troverà strade asfaltate, con le linee di mezzeria belle fresche e libere da rifiuti (dobbiamo sperare in qualche visita importante o nel Giro d’Italia per vedere cose del genere dalle nostre parti…). Le altre “bellezze” del territorio le verranno risparmiate. Ma se vorrà conoscerle ed approfondirle, le basterà andare a leggere gli atti delle varie Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

    E poi, finalmente arriverà alla zona industriale di San Ferdinando…

     

    Martedì, 10 Luglio 2018 10:05 Leggi tutto...
  • Quante morti dobbiamo ancora aspettare per vedere razionali ed efficaci interventi di accoglienza?

    C’è differenza tra le vittime del treno deragliato a Pioltello, gli operai della Lamina di Milano, i braccianti delle nostre campagne e gli “abitanti” una qualsiasi baraccopoli?

    No, non c’è differenza!

    Sono lavoratori, italiani e immigrati che muoiono o sul posto di lavoro come Marco, Giuseppe e Arrigo, morti mentre pulivano un forno in una fabbrica metalmeccanica o come Paola morta mentre raccoglieva uva ad Andria o Mohamed e Zakaria, morti mentre raccoglievano pomodori.

    Sono lavoratori che muoiono mentre vanno al lavoro o dal lavoro tornano, chi in un treno che deraglia, come Pierangela, Giuseppina e Ida, chi investito da un’auto sulla statale 18 in Calabria, mentre fa ritorno a casa con la sua bicicletta come John, Kadjali e Mimmo, che anche se era africano, insisteva sul voler essere chiamato così perché “era nato a Milano” e da lì era finito a raccogliere arance e mandarini nelle campagne del sud Italia.

    Poi ci sono quelli come Sekine, che muoiono per un colpo di pistola sparato da un pubblico ufficiale che dovrebbe essere capace di disarmare una persona che ha un coltello da cucina in mano senza sparagli addosso.

    E poi ci sono quelle e quelli che muoiono per il freddo, direttamente come Dominic, morto di freddo perché non aveva trovato posto nella tendopoli, o Marcus che si ammalò di polmonite perché dormiva in una baracca abbandonata in mezzo alla campagna o indirettamente, perché dal freddo cercava di proteggersi con il fuoco in una capanna di plastica e cartone, come Becky, morta carbonizzata la scorsa notte.

    Minimo comune denominatore: diritti e sicurezza sul lavoro presi a colpi di ascia, insensate politiche di accoglienza.

    E intanto, mentre gli ultimi continuano a morire, si affrontano come emergenze situazioni che emergenze non sono più ma vere e proprie cancrene, visto che da sempre le stesse da diversi anni e non vengono risolte o per manifesta incapacità o per mancanza di volontà.

    Sono anni che si spendono milioni di euro per montare tendopoli per poi abbandonarle a sé stesse e quando si montano le tendopoli, si fa il lavoro a tre quarti se non a metà, visto che molti erano stati costretti a vivere nelle baracche di plastica e cartone.

    Eppure i fatti di Rosarno dovrebbero aver insegnato qualcosa: evitare grossi insediamenti di persone come le tendopoli, non fare sgomberi.  

    Quanti morti bisogna ancora aspettare prima di avviare efficaci e razionali interventi di accoglienza?

    Sos Rosarno

    Sabato, 27 Gennaio 2018 17:34
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